Lega Nord: «Il Pd, con la sdemanializzazione del Porto Vecchio, ha privato Trieste di una grande risorsa imprenditoriale e occupazionale»

Trieste, 23 dicembre 2014

L’emendamento del senatore Russo, nemmeno votato dal Senato ma
direttamente fatto proprio dal Governo nel maxiemendamento alla legge di
Stabilità, va a depauperare Trieste da una grande potenzialità: il Porto
Vecchio sarebbe infatti un fiore all’occhiello della città se l’esecutivo
emanasse i decreti necessari all’attuazione di tutti i vantaggi fiscali
della zona franca. Sdemanializzando l’area e togliendo il punto franco non
si bada all’interesse della collettività bensì si corre concretamente il
rischio di una speculazione edilizia laddove invece si sarebbero potute
insediare nuove attività produttive capaci di rilanciare l’economia e
l’occupazione. Duro affondo del capogruppo della Lega Nord alla Camera Massimiliano
Fedriga sul Porto Vecchio, a cui fanno seguito le odierne dichiarazioni
rilasciate in conferenza stampa dal segretario provinciale Pierpaolo
Roberti e del capogruppo in Provincia Paolo Polidori.

È inutile che il sindaco dichiari testualmente che “il Porto Franco
serve” –ha esordito Polidori- se poi decide di spostare il Punto Franco
Vecchio da dove serve di più: il problema, come già sottolineato, sta
nella mancata piena applicazione dei vantaggi derivanti
dall’extradoganalità dell’area. Mi chiedo inoltre quale sia il progetto a
sdemanializzazione avvenuta: la sensazione –insiste il capogruppo in
Provincia- è che si vada incontro alla realizzazione di doppioni del tutto
superflui alla luce della crisi edilizia, che vede Trieste al primo posto
nella classifica degli immobili invenduti. Questo enorme business non
andrebbe dunque affatto a vantaggio della
città, come pure evidenziato da una forza di sinistra quale il Movimento 5
Stelle: anziché seguire l’esempio di molte altre realtà mondiali,
decidiamo di sacrificare un Porto Franco Internazionale per fare chissà
cosa con chissà quali soldi. Un’operazione davvero scriteriata –ha
concluso Polidori- di cui il Pd farebbe bene a vergognarsi.»
Non è più morbido il segretario provinciale Pierpaolo Roberti.
Di notte, nell’ora in cui agiscono i ladri, il Partito Democratico è
riuscito a scippare, evitando qualunque dibattito, il Porto Vecchio alla
città. Se non vi fosse stato nulla da nascondere, il provvedimento avrebbe
potuto essere tranquillamente dibattuto e affrontato in ogni suo aspetto
nelle dovute forme e con le dovute tempistiche: il Pd, che detiene la
maggioranza a Roma, in Regione e in Comune, non avrebbe incontrato alcuna
difficoltà a farlo passare ugualmente, ma almeno vi sarebbe stata un
minimo di trasparenza.
Esistono poi due questioni di cui l’emendamento Russo non tiene conto. In
primo luogo cosa accadrà ai titolari di concessioni superiori ai quattro
anni una volta scadute? Soggetti come Gmt, Tripmare e Saipem –che peraltro
si sta facendo carico a sue spese della ristrutturazione del magazzino 23-
riceveranno una pacca di benservito sulla spalla e saranno costrette a
fare fagotto? E cosa dire poi delle otto realtà che hanno presentato
domanda di insediamento in Porto Vecchio, con denari spesi per la
progettazione e istruttorie in corso presso l’Autorità Portuale? Qualora
le istanze venissero rigettate per colpe non ascrivibili ai richiedenti,
chi pagherà eventuali risarcimenti? Si evince dunque in maniera lampante
–ha concluso Roberti- che il Partito Democratico ha agito senza cognizione di causa,
fregandosene delle imprese operative in loco e senza alcuna visione complessiva della Trieste di
domani. La Lega, dal canto suo, farà tutto quanto in suo potere per
evitare di sacrificare sull’altare dell’interesse di pochi un patrimonio
comune del calibro di Porto Vecchio.
 
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