Roberti: «L’intolleranza dell’insegnante che ha rimosso il crocifisso non può rimanere impunita: lo sostituiscano con un collega più rispettoso»

Trieste, 24 ottobre 2014

«La rimozione del crocifisso dall’aula è un gesto di intolleranza inammissibile, specie se commesso da un insegnate: ritengo pertanto giusto che, senza perdere tempo con inutili sanzioni o diffide, la sua cattedra venga assegnata a uno dei tanti colleghi precari più degni e rispettosi. Il segretario della Lega Nord Trieste Pierpaolo Roberti attacca Davide Zotti, il professore del Carducci che durante una lezione ha staccato dal muro il simbolo della religione che unisce la stragrande maggioranza dei cittadini per poi lasciarsi andare a un mini-comizio contro la Chiesa cattolica. Sono sconcertato –esordisce Roberti- per l’intolleranza di Zotti, manifestatasi con la rimozione del crocifisso che, si sia fedeli o meno, rappresenta uno dei cardini della nostra società nonché elemento fondante della nostra cultura. Il professore in questione si è forse interrogato se il suo gesto potesse mancare di rispetto ai ragazzi o si è chiesto se la sensibilità di qualcuno potesse essere urtata? La sensazione è che purtroppo l’arroganza di chi ha una visione stravagante e minoritaria sul concetto di matrimonio abbia prevalso sui diritti degli alunni.

Tale è poi la certezza dell’impunità –insiste il segretario leghista- che lo stesso Zotti ha annunciato la ripetizione del gesto in altre aule. Chi opera in questo modo, in totale sfregio delle norme e del più basilare rispetto dei ragazzi, deve essere fermato. E, siccome per stessa ammissione dell’insegnante in questione la diffida non ha alcun valore, chiedo la sua immediata rimozione. Se Zotti non riesce a stare, come dichiarato, in un’aula dove c’è il crocifisso, si trasferisca pure a vivere in un Paese dove è previsto il matrimonio tra persone dello stesso sesso e lasci pure vacante la cattedra. Sono certo –conclude Roberti- che essa verrà occupata da uno dei molti precari volenterosi di contribuire alla formazione dei ragazzi, senza usarli quale platea obbligata ad assistere a battaglie personali.

 
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