Roberti: «Le parole di Furlanic sull’occupazione titina sono inaccettabili: si dimetta»

Trieste, 16 ottobre 2014

Il segretario della Lega Nord Trieste Pierpaolo Roberti interviene a seguito delle dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio comunale sulla asserita liberazione di Trieste da parte del IX Korpus di Tito. Il clima a palazzo Cheba continua a essere surreale –esordisce Roberti-: di fronte a una città che boccheggia, l’ala sinistra della maggioranza accusa il sindaco di aver assunto posizioni ultraconservatrici mentre quest’ultimo risponde facendo bocciare al Pd la mozione di Sel sull’articolo 18, tema peraltro, al pari di quello relativo alle unioni civili, su cui l’amministrazione comunale non ha alcuna competenza. In buona sostanza il centrosinistra, anziché occuparsi dei problemi reali dei cittadini, insiste con teatrini in pieno stile baruffe chiozzotte, abbandonando così Trieste al proprio destino. L’ultima uscita di Furlanic ha poi superato ogni limite di decenza: sostenere che la liberazione di Trieste fu merito dell’esercito di Tito non solo rappresenta un falso storico, in quanto i nazisti avevano lasciato la città la notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, ma punta inoltre irresponsabilmente a riaprire una ferita profonda: la stragrande maggioranza dei triestini ha infatti vissuto quei 40 giorni come una seconda occupazione, in particolare per le violenze perpetrate ai danni della comunità.

Una pulizia etnica che, tra le foibe e le deportazioni, costò la vita a migliaia di innocenti. Le parole del presidente del Consiglio comunale offendono dunque la memoria di chi ha perso i propri cari in quelle buie settimane di fine primavera. Se di “liberazione” si fosse trattata –affonda il colpo Roberti- il Pci filo-titino avrebbe raccolto un consenso ben più ampio alle elezioni amministrative del 1949 e del 1952, a dimostrazione che la Storia Furlanic l’avrà pure studiata ma forse non l’ha pienamente compresa. Ci sono voluti decenni per suturare quella ferita e, anche grazie a iniziative quali il Concerto dell’Amicizia, si è lentamente riusciti a ricucire parzialmente, rimanendo ancora aperta la partita sull’indennizzo agli esuli, lo strappo con le repubbliche ex jugoslave di Slovenia e Croazia. Non è accettabile che il presidente del Consiglio comunale, che dovrebbe parlare sempre nel rispetto di tutte le forze politiche e dei cittadini che esse rappresentano, si permetta di offendere con tanta leggerezza la memoria dei triestini. Per queste ragioni –conclude Roberti- ritengo opportuno che egli faccia pubblica ammenda e rassegni immediatamente le dimissioni.

 
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